L’Europa deve ritrovare il “coraggio dei suoi fondatori” e non cedere al “ritorno dei nazionalismi”. È il messaggio lanciato dal presidente francese Emmanuel Macron nel suo discorso pronunciato al fianco di Papa Leone XIV al Centro Congressi Robert Schuman di Metz, dove il capo dell’Eliseo ha invitato l’Unione a tornare allo spirito che ne accompagnò la nascita dopo la Seconda guerra mondiale: pace, riconciliazione, democrazia e capacità di agire insieme. “Qui batte il cuore millenario dell’Europa, un’Europa che protegge, unisce e agisce. Un’Europa sovrana e democratica, animata da questo progetto di pace e prosperità. Un’Europa che deve ritrovare il coraggio dei suoi fondatori”, ha affermato Macron, indicando la necessità di “non cedere alla chiusura, all’odio verso l’altro, al ritorno dei nazionalismi che dividono”.

Nel suo discorso pronunciato all’incontro dal titolo “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, l’inquilino dell’Eliseo ha accolto la visita “ricca di simbolismo” di Leone XIV in Lorena, una terra “contesa, conquistata e riconquistata” e proprio per questo divenuta uno dei luoghi nei quali si è costruita la riconciliazione franco-tedesca, “pietra angolare della costruzione europea”.

Macron ha ricordato che Schuman, nato in Lussemburgo, formato in Germania e deputato della Mosella, rappresentava egli stesso la natura transfrontaliera dell’Europa. Schuman, ha sottolineato Macron, seppe trasformare carbone e acciaio, fino ad allora strumenti della guerra europea, nel patrimonio comune delle sei nazioni fondatrici, dando forma a quella “solidarietà di fatto” destinata a diventare il metodo dell’integrazione europea. Dopo di lui, la riconciliazione tra Francia e Germania trovò una nuova espressione nell’incontro tra Charles de Gaulle e Konrad Adenauer e nel Trattato dell’Eliseo del 1963. Ma l’Europa, ha precisato, non appartiene soltanto a Francia e Germania: si è costruita anche grazie ai popoli usciti dalle dittature e successivamente ai Paesi dell’Est liberati dalla divisione della Guerra fredda. E continua, secondo Macron, a esercitare la stessa capacità di attrazione. Dai Balcani all’Ucraina, ha osservato, altri Paesi vogliono ancora entrare nell’Unione: “Non c’è forse plebiscito più bello per la nostra Unione europea della volontà di appartenere allo stesso spazio di pace, sicurezza, democrazia e prosperità”.

Particolarmente significativo, nel contesto politico francese, il riferimento esplicito di Macron alle radici religiose dell’identità europea. Il presidente ha descritto l’Europa come una civiltà formatasi attraverso la sovrapposizione della Grecia antica, di Roma, della cristianità, degli imperi e dei secoli di guerre, affermando che il continente “si è costruito su un fondamento greco-romano e giudaico-cristiano”.

Da quell’eredità, ha sostenuto Macron, sono emersi nel corso dei secoli il primato della persona e della dignità umana, la libertà, lo spirito critico, la scienza, la democrazia liberale, l’uguaglianza tra donne e uomini e, dopo le tragedie dei totalitarismi e della Shoah, la centralità dei diritti umani e della tutela delle minoranze. Macron ha inoltre richiamato un altro concetto di matrice cristiano-sociale divenuto uno dei principi fondamentali dell’Unione, quello di sussidiarietà: l’Europa, ha spiegato, non deve essere una potenza che cancella le nazioni, ma una forza capace di prolungarne e rafforzarne la capacità di agire, intervenendo quando il livello nazionale non è sufficiente.

Macron ha aperto poi una finestra sull’Europa di oggi e sulle minacce alla sua sicurezza. A 75 anni dalla Dichiarazione Schuman, ha osservato Macron, “la guerra è tornata sul nostro continente” e l’Europa è nuovamente confrontata con il “ritorno degli imperi”. Da qui il riferimento esplicito all’Ucraina. “La pace non si decreta, si costruisce pazientemente”, ha affermato il presidente francese, indicando proprio in questa prospettiva il sostegno europeo a Kyiv “di fronte all’aggressione militare della Russia”, insieme alla difesa del diritto internazionale e alla costruzione di “un’Europa della difesa e della pace”.

Difendere libertà e valori europei

Per Macron, tuttavia, la sovranità europea non si esaurisce nella difesa. L’Unione deve affrontare anche la sfida della competitività, mantenendo il controllo delle proprie tecnologie e dei propri dati, tornando a “produrre, innovare e investire in Europa” per preservare contemporaneamente libertà economica e modello sociale.

Il presidente francese ha ribadito inoltre l’obiettivo della neutralità climatica a metà secolo, definendolo la rotta necessaria per consegnare alle nuove generazioni un futuro sostenibile. Crescita economica e giustizia sociale, ha insistito, devono rimanere inscindibili nel modello europeo. Ampio spazio anche alla minaccia rappresentata da disinformazione e interferenze straniere, accusate di voler indebolire le democrazie e dividere le società europee.

Macron ha citato il Vangelo di Giovanni — “la verità vi farà liberi” — e ha richiamato l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV per sostenere che la verità rappresenta un bene comune. “La menzogna trasforma l’avversario in nemico, il dibattito in processo, il dubbio in tradimento e l’algoritmo in amplificatore delle emozioni negative”, ha affermato.

Il presidente ha quindi legato direttamente la tenuta democratica alla capacità di governare le nuove tecnologie. L’innovazione, ha spiegato, deve servire la dignità umana e non “la potenza di pochi”, richiamando la necessità di una governance internazionale della tecnologia e ricordando il ruolo assunto dall’Europa nella regolamentazione del digitale.

Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani, la cui libertà, capacità di giudizio e attenzione devono essere protette dai rischi di dipendenza e manipolazione online. Macron ha collegato a questo obiettivo anche la battaglia francese per una maggiore età digitale a livello europeo.

[a cura di Simone Cantarini]

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